La storia della Befana

Quando i nostri nonni erano bambini, nelle case si era soliti aspettare la befana appendendo al caminetto una calza di lana. Di solito la calza era fatta a mano dalle mamme o dalle nonne che passavano il loro tempo libero a sferruzzare per creare sciarpe, cappelli e maglioni per l'inverno rigido.

Stiamo parlando dello stesso tempo in cui alla Befana i bambini credevano molto. Come ad una sorta di Babbo Natale in gonnella, a lei erano destinate le letterine nelle quali i bambini esprimevano i loro desideri. Desideri che spesso, però, a causa della povertà non potevano essere esauditi.

Ma quando arrivava la notte del sei gennaio, con tutti i doni che aveva portato la Befana, era gran festa per tutti i bimbi anche perché era una delle poche festività del periodo natalizio nelle quali venivano loro regalati i dolciumi.

Nella calza, un tempo si usava mettere i mandarini, le noci e la frutta secca, ma anche le caramelle fatte in casa, soprattutto quelle d'orzo e le castagne. Tutti i bambini sapevano di dover dimostrare di essere buoni per almeno tutto il mese di dicembre se avessero voluto ricevere i doni e i dolci. In caso contrario, la Befana avrebbe portato loro solamente cenere e carbone.

Talvolta, anche cipolle e carote. Nella calza, allora, non c'erano giocattoli se non qualche bambolina di pezza cucita dalla nonna e non si preparavano delle cene o dei pranzi sfarzosi. La cosa più importante era stare insieme, tutti riuniti attorno al camino.

Infatti, in alcune famiglie si era soliti riunirsi per mangiare le caldarroste o le frittelle che qualche nonna o qualche mamma cucinava indaffarata per tutto il pomeriggio.

A volte si usciva, nel pomeriggio soprattutto, per visitare qualche mercatino della Befana, dove si faceva una grande esposizione di dolciumi, soprattutto il torrone alle mandorle che però solo poche famiglia potevano permettersi.

La dimensione della festa era tutta familiare e non ci si travestiva nemmeno per emulare la befana, come invece si fa oggi.

La Befana è oggi un duplice simbolo: è una vecchietta arcigna che intimorisce i bambini ma, allo stesso tempo, è anche una vecchina dolce e premurosa che porta i doni ai bambini che siano stati buoni.

In quale parte d'Italia sia nata la Befana non è dato sapere.
Si sa però che si cominciò a parlare di lei nel 1200 e da quel momento, questa festa è diventata una delle più attese dai bambini.

Forse, la vecchietta rappresenta l’anno vecchio che, dopo le feste del periodo natalizio, se ne va lasciando dei doni. Questo spiegherebbe anche il vecchio detto che tutti conosciamo e che mette anche un po' di malinconia dopo quasi due settimane di festa: quando arriva “l'Epifania, tutte le feste si porta via”.