Arlecchino

Arlecchino, originario di Bergamo, rappresentò nel teatro del 1550 la maschera del servo apparentemente sciocco, ma in realtà dotato di molto buon senso.

Indossa un abito composto da toppe di tessuto multicolore e una maschera nera, porta sempre una borsa di cuoio sempre vuota e un bastone col quale somministra botte sonanti sulla testa e sul sedere degli altri personaggi.

Servo, in continuo litigio con il suo padrone, ora sciocco ora astuto, ora balordo ora intrigante, ora fannullone ora faccendiere, goffo e scansafatiche, goloso, mangione e sporcaccione ha una parlata tra il veneto e il bergamasco, ricca di giochi mimici e con movenze quasi da balletto.


Rappresenta il simbolo di colui che si adatta a qualunque situazione ed è disposto a servire chiunque, pur di ricavarne dei vantaggi. Alle sue prime apparizioni indossava un abito bianco, che divenne poi di tutti i colori a forza di rattopparlo.